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La storia sulle rive del Muson
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I VENETI DEI PRAI. IL LINGUAGGIO DEL TERRITORIO, ESPLORATO CON GOOGLE EARTH

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http://bit.ly/RESISTENZA_VENETO_STRAGE_COMANDANTI_LAICI_CARISMATICI
Audio video recente, con una prospettiva inedita sulla storia della resistenza locale

https://www.slideshare.net/sergiobernardi/presentations
Tutte le mie pubblicazioni su temi storici ed ambientali locali, sulle rive del Muson (TV)

Una prospettiva concentrata sull’antropizzazione del territorio
I nostri antenati erano molto poveri, difficilmente potremo trovare nuovi insediamenti con reperti preziosi, ovvero durevoli.
Ma l’archeologia può progredire con altri metodi; i nostri avi ci parlano con “picco e paea”, basta essere attenti al loro linguaggio.
Ho provato ad utilizzare google earth per rivisitare le mie zone, evidenziando alcuni interventi umani sul paesaggio naturale.

Sull’abnorme ”ignoranza” di molti veneti ho una mia ipotesi.
La dominazione romana ha prodotto un effetto globalizzante molto simile a quello moderno dove usiamo, molto a sproposito e con pessimo gusto, solo termini inglesi per qualsiasi nuova definizione.
Il provincialismo, l’abdicazione alla propria identità, è proseguito poi per tutta la nostra storia, raggiungendo il parossismo con il risorgimento ed il fascismo.
Ma la cultura veneta ha comunque qualche tara particolarmente grave.
Penso alla sua reazione al lavaggio di cervello operato dall’insigne storico Umberto Bossi, che ci ha rivelato la nostra identità di celti.
Poche voci autorevoli si sono fatte sentire per ridicolizzarlo.
In compenso, pensosi personaggi, travestiti da esperti, "accademici", si sono cimentati nel divulgare il verbo bossiano, producendo una non trascurabile quantità di spazzatura editoriale.

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I VENETI DEI PRAI. IL LINGUAGGIO DEL TERRITORIO, ESPLORATO CON GOOGLE EARTH

  1. 1. Tumulo Spineda Santuario Cendrole Canale Avenale Castello Retii Riese Castelliero Vallà Via Aurelia Motta Castelfranco Via Castellana Castelliero Godego Santuario Crocetta Necropoli Motta Godego Castelliero Castion Mottinello Akelon Via Pagnana Muson ViaPostumia Il racconto del territorio esplorato con Google Earth Per temi analoghi, clicca a pag. 4 I Veneti dei “Prai”
  2. 2. L’insopportabile provincialismo degli eruditi Veneti La civiltà romana è superiore a molte altre, perché ha saputo perseguire i suoi obiettivi imperialistici con una insuperata larghezza di vedute, rispettando in pieno le identità locali. Invece, la chiesa prima, il risorgimento ed il fascismo poi, hanno puntato sull’unificazione globalizzante del pensiero e della percezione della propria identità. Questo lavaggio del cervello ha prodotto un millenario ed avvilente complesso d’inferiorità nei nostri eruditi. Cercano ovunque tracce della colonizzazione romana, anche a sprezzo del ridicolo. Google Earth contro tonnellate di scartoffie Come mezzo d’indagine, vale tutte le elocubrazioni dei nostri eruditi su un cippo o su un oscuro ed antico documento, che attesterebbe, secondo loro, graticolati romani, qua e là, nel Veneto. La ricognizione dall’alto consente addirittura di misurare, con sufficiente precisione, il lay out della nostra campagna, non solo i campi, ma anche i fossi, i cavini ecc. Il graticolato romano di Borgoricco appare ben visibile ed integro, fin nei dettagli. Trovare la stessa ortodossia geometrica nel resto della pedemontana è come cercare un ago nel pagliaio, ho dei dubbi anche su una piccola area, adiacente alla via romana Aurelia, a Riese. Per altri documenti, i links sono a pag. 4
  3. 3. POGGIANA = POLJANA = CAMPI COLTIVATI L’Iliade e l’Odissea raccontano un mediterraneo orientale culturalmente molto interconnesso ed abbastanza omogeneo , anche sulle coste dell’Adriatico. Arriviamo qui 4 secoli prima della fondazione di Roma, proveniamo dalla Paflagonia (Turchia). Polis, nel greco arcaico, indicava semplicemente un insediamento agricolo, campi coltivati, spesso distinto da un territorio circostante non colonizzato, impervio, arido o paludoso ecc. Attorno a questo primo nucleo, si sviluppavano poi le polis, con le multiformi attività. Polje, in alcune lingue slave, significa appunto “campo coltivato”, Poljana è il suo plurale. Il territorio, evidenziato nel perimetro verde, è l’unico, straordinariamente fertile, di tutta la zona dei “prai”, ovvero dell’area compresa tra il corso dell’Avenale ed il Muson, fino alla motta di Castelfranco
  4. 4. L’”IGNORANZA” DEI CASTEANI (-1) I suoi abitanti dimostrano oggettivamente totale disinteresse, ignoranza, per questa strana, enorme, piattaforma di terra, sulla quale i Trevisani hanno costruito poi il loro castello, intorno al 1200 d.c. Un flop strategico, una fortificazione che nasce del tutto obsoleta, trascurata subito dalle cronache, che, già nel 1229, si diffondono maggiormente sul vicino castello di Godego, raso al suolo. (-1) Checchi Battiston, studioso coraggioso e solitario, arriva a datare una “vera da pozzo”, che risulta risalire al 1200 a.c. il periodo in cui, secondo lo storico padovano Tito Livio, siamo arrivati qui, dalla Paflagonia. TUTTO PICCO E PAEA: UN MANUFATTO ANTICHISSIMO Un’opera molto imponente, se correlata ai mezzi disponibili ed al livello di popolamento stimabile in zona. Una forma relativamente standardizzata, simile a quella delle vicine, di Godego e Cittadella. Disposte su una traiettoria est-ovest, parallela alla Postumia romana ed anche ad un altro allineamento di insediamenti Veneti: Mottinello, Castion, Godego, Vallà ecc. Le fosse sono alimentate dall’Avenale, canale artificiale, elemento centrale di questa antropizzazione del territorio. Chi ha realizzato questa struttura? I preromani? I celti? La città vanta una massa imponente di letteratura erudita sul proprio passato recente, come interpretare questo abnorme, totale, disinteresse per le proprie origini? LA MOTTA “IGNORATA” A CASTELFRANCO VENETO CASTELLO DI GODEGO STORIA ED AMBIENTESTORIA LOCALE REITA, I RETII, RIESE ←Cliccare qui per argomenti correlati
  5. 5. I VENETI NEI “PRAI” ? LA “BEA VENESIA” I prai occupano una zona posta tra il Muson e l’antico canale Avenale, il quale parte dal tumulo di Spineda, delimita la zona sacra di Cendrole, passa accanto al Castelliero di Vallà, alimenta le “fosse” di Castelfranco. Si chiamano “Bea Venesia” tutte le contrade tratteggiate, ma anche la via che costeggia l’Avenale. IL CONTESTO ED IL TERRITORIO La zona è fortemente antropizzata, appare particolarmente adatta all’attività tipica dei Veneti: l’allevamento. La povertà di testimonianze archeologiche classiche stimola approcci innovativi, come la vista aerea. “Google Earth” conferma la perfetta, integra, centuriazione di Borgoricco e ridicolizza gran parte delle altre, ipotizzate in base a qualche scartoffia, su altre località della pedemontana. A NE di Riese si riconosce una zona, limitata, ordinata per centurie, ma lo sapevate che anche il campo veneto ne è un perfetto sottomultiplo, esattamente come lo jugero romano? I VENETI DELA “BEA VENESIA”, OVVERO DEI “PRAI”, LUNGO L’AVENALE Google Earth è ben più autorevole e preciso delle polverose scartoffie degli eruditi. Le testimonianze, tutte ignorate, dei nostri antenati, sono disposte lungo l’Avenale, canale artificiale antichissimo, che parte dal tumulo di Spineda, delimita la zona sacra di Cendrole, passa accanto al Castelliero di Vallà, alimenta le “fosse” della grande motta di Castelfranco, sempre ignorata dagli eruditi castellani. Si chiamano suggestivamente “Bea Venesia” sia la contrada presso il tumulo che quella in prossimità del Castelliero, ma anche la via che costeggia l’Avenale, nonché l’abitato, fino a Castelfranco. IL GRATICOLATO ROMANO A BORGORICCO E FORSE, VICINO AL CASTELLO DI RIESE Certo la vista aerea conferma la perfetta integrità del modello di graticolato romano di Borgoricco, molti dubbi per tutti gli altri: a nord-est del castello di Riese c’è una porzione di territorio con il lay out della centuria, ma le dimensioni dei campi sono più compatibili con quello trevigiano che con lo jugero romano. Questo documento è inserito in un’antologia di argomenti di storia locale al link: http://www.slideshare.net/sergiobernardi/la-storia-sulle-rive-del-muson Per una panoramica che include anche i temi ambientali visita il link: http://rivemuson.wordpress.com 1 motta Canale Avenale Muson Tumulo Spineda Santuario Cendrole Castelliero Vallà “Biordi”: qui la contrada/famiglia di mia nonna, con lo stesso nome, ad Akelon, l’Asolo “Veneta”1 clicca qui
  6. 6. I ROMANI NON HANNO COLONIZZATO IL VENETO Bisogna mettersi in testa, una volta per tutte, che non c’è mai stato un significativo dislivello culturale tra Veneti e Romani, neanche ai tempi della pacifica annessione. E’ ridicolo pensare che i nostri avi abbiano atteso stupefatti l’agrimensore romano, per imparare a disporre in modo razionale i loro terreni, con i fossi, i cavini e tutto il resto. E’ ragionevole pensare che il lay out del primo colonizzatore sia rimasto intatto fino ai nostri giorni, quale vantaggio poteva giustificare una standardizzazione per tutto l’impero? Quando le misure odierne dei nostri campi non coincidono con lo jugero, ma con quelle del “trevigiano”, non c’è margine di dubbio. Tra l’altro, entrambi sono perfetti sottomultipli della centuria. I romani hanno scelto episodicamente la magnifica zona di Borgoricco, per realizzare la loro “lottizzazione”, per ricompensare i loro veterani. Non è dimostrato che si siano dedicati sistematicamente alla colonizzazione agricola del Veneto. Oltretutto, il nostro povero territorio pedemontano, non era certo appetibile in questo senso. Invece hanno investito molto sulla viabilità, la loro priorità era quella di attraversare un territorio amico con la massima sicurezza e velocità. PREMESSA LA BEA VENEZIA
  7. 7. INDICE Questo documento è inserito in un’antologia di argomenti di storia locale al link: http://www.slideshare.net/sergiobernardi/la-storia-sulle-rive-del-muson Invece una panoramica che include anche i temi ambientali si trova al link: http://rivemuson.wordpress.com TITOLO UNA STORIA DEL TERRITORIO I PRAI, TUTTA COLPA DEL PIAVE LE SVOLTE A EST DEI FIUMI I FIUMI VENETI ALTIMETRIA DAL BRENTA AL PIAVE I VENETI AI BORDI DEI PRAI I PRAI, UN POSTO PER ALLEVARE CAVALLI UNA STRETTA FASCIA FERTILE PER LA BRENTELLA BISOGNA RINGRAZIARE VENEZIA IL MUSON COM’ERA E COM’E’ IL SELVAGGIO ED IMPRATICABILE MUSON DAL MUSON FUTURO A QUELLO DELLA BONIFICA DOPO LA PRIMA BONIFICA E’ RITORNATO SELVAGGIO COM’ERA NELLE MAPPE DEL 1842 UN RELITTO DEL 1842 PAGINA 1 1/1 1/2 1/3 1/4 1/5 1/6 1/7 1/8 2 2/1 2/2 2/3 2/4 2/5 LA BEA VENEZIA
  8. 8. INDICE TITOLO L’INVESTIMENTO DI VENEZIA I VENETI SULLE RIVE DEL MUSON LE GRANDI OPERE IDRAULICHE IL MUSON DI MONFUMO ENTRA NEL BRENTA A PADOVA ALTRI INTERVENTI DI VENEZIA I GRATICOLATI: BORGORICCO E RIESE GOOGLE EARTH TRACCE DI GRATICOLATO TRA IL MUSON ED IL BRENTA? CAMPOSANPIERO:LA CENTURIAZIONE TERMINA BRUSCAMENTE LA CENTURIA ED I SUOI SOTTOMULTIPLI A BORGORICCO : CENTURIAZIONE MOLTO INTEGRA CENTURIA A RIESE: FORSE UN’AREA RISTRETTA DIFFICILE RICONOSCERE LO JUGHERO SPAZZARE VIA QUALCHE LUOGO COMUNE PAGINA 3 3/1 3/2 3/3 3/4 4 4/1 4/2 4/3 4/5 4/6 4/7 4/8 4/9 Questo documento è inserito in un’antologia di argomenti di storia locale al link: http://www.slideshare.net/sergiobernardi/la-storia-sulle-rive-del-muson Invece una panoramica che include anche i temi ambientali si trova al link: http://rivemuson.wordpress.com LA BEA VENEZIA
  9. 9. CAPITOLO 1 UNA STORIA DEL TERRITORIO IL MUSON NASCE DA UNA DEPRESSIONE Il Brenta ed il Piave hanno cercato la via verso il mare camminando sopra i propri depositi alluvionali. Al centro tra i due si è formata una vasta depressione, che è stata ormai quasi colmata dagli ulteriori apporti dei due fiumi. Stiamo parlando di eventi geologicamente abbastanza recenti. Una fitta rete di corsi d’acqua seguiva, in modo molto variegato, la doppia pendenza verso il centro dell’avallamento e verso il mare. Il Muson, raccoglie tutti questi affluenti; in passato intercettava anche un corso omonimo, le cui acque sgorgano dalle risorgive, nella zona di San Martino dei Lupari. A CamposanPiero i veneziani hanno separato l’acqua pulita di risorgiva, che continua nel vecchio percorso, deviando quelle più cariche di depositi alluvionali nel Muson dei Sassi. LA BEA VENEZIA
  10. 10. I PRAI, TUTTA COLPA DEL PIAVE Il Piave proseguiva diritto verso la zona di Treviso. Montello Sile vecchio corso Brenta Muson Il Piave passava per Treviso; il Sile, da quel punto, è il suo vecchio alveo. La deviazione del Montello e dei colli asolani, fu causata dalla diga formata dai suoi stessi depositi. Scherzando si potrebbe dire che, se il Piave avesse mantenuto l’antico tragitto, “avrebbe finito il lavoro” e la depressione dei prai sarebbe stata colmata. Piave 1/1 UNA STORIA DEL TERRITORIO LA BEA VENEZIA
  11. 11. LE SVOLTE A EST DEI FIUMI Piacenza Mare 50 km 100 km 150 km ALTITUDINE ( metri s.l.m.) LOCALITA’ ALPI PO APPENNINI PIACENZA 120 67 146 50 150 27 40 100 37 17 57 150 15 5 24 MARE 30 -2 5 L’ALTIMETRIA DELLA PIANURA PADANA E’ insensato parlare di graticolato e quindi di colonizzazione, senza avere una conoscenza minima del suolo Anzitutto bisogna fare i conti con i fiumi e con il loro impatto sul territorio, sappiamo con certezza quanto fossero determinanti per gli insediamenti dei nostri progenitori. I fiumi del Veneto hanno tutti lo stesso comportamento. Si immettono nella pianura, mantenendo, per un certo tratto, la traiettoria con la quale sono usciti dalle valli alpine, poi tendono a svoltare ad est. Lasciando agli esperti una completa e rigorosa spiegazione scientifica dei singoli casi, è evidente che diminuendo la pendenza nord-sud, comincia a manifestare i suoi effetti quella ovest-est. Le deviazioni non avvengono solo in lontane ere geologiche. Este, con Padova la più importante città dei Veneti, sorse e prosperò per secoli sull’Adige, che fece una brusca deviazione nel 589 d.c. 1/2 UNA STORIA DEL TERRITORIO LA BEA VENEZIA
  12. 12. I FIUMI VENETI ALTITUDINE ( metri s.l.m.) DISTANZA MARE (Km) PEDE MONTANA ADIGE PO 120 128 128 17 100 76 76 14 78 102 10 7 53 60 4 3 24 34 0 0 MARE 8 -3 -3 L’ALTIMETRIA La deviazione dell’Adige avviene bruscamente in prossimità del Po. E’ evidente che in quel punto la pendenza nord-sud e quella ovest-est sono molto vicine e quindi fattori meno evidenti ed elementari possono decidere il tragitto. Se si esamina nel dettaglio il terreno, nel tratto in cui i due fiumi corrono paralleli, non si misurano significative differenze di livello. Quasi come si fossero mantenuti a distanza, grazie agli argini prodotti dal materiale da loro stessi trasportato. Verona Mare 1/3 UNA STORIA DEL TERRITORIO LA BEA VENEZIA
  13. 13. ALTIMETRIA DAL BRENTA AL PIAVE I CAPRICCI DEL PIAVE Come illustrato nella diap. precedente, ho rappresentato qui, nei grafici altimetrici, il profilo da un fiume all’altro, i corrispondenza dell’inizio, metà e fine dell’Avenale. Mentre il Brenta ha colmato la depressione, il Piave, allontanandosi, ci ha lasciato in eredità, tra l’altro, una specie di palude, che noi chiamiamo affettuosamente “ i prai”. L’altimetria deve essere una chiave fondamentale per interpretare tutta la struttura fluviale e, nella fattispecie, le due brusche deviazioni del Muson verso a est, prima a Godego e poi a Camposanpiero. Come vedremo meglio, sono stati i veneziani a raddrizzarne il percorso verso Padova. Muson, 71slm Montello Metà Avenale Fine Avenale prai prai prai Inizio Avenale 56 44 54 65 80 11 26 45  BRENTA PIAVE  1/4 UNA STORIA DEL TERRITORIO LA BEA VENEZIA
  14. 14. ALTIMETRIA DEI PRAI (metri s.l.m.) LOCALITA MUSON DEPRESSIO- NE MASSIMA (1) AVENALE (2) VIA CASTELLANA VIA AURELIA TUMULO 67 65 66 68 75 POGGIANA 61 59 61 59 63 VALLA 54 48 52 53 53 POSTUMIA 48 43 46 45 43 I VENETI AI BORDI DEI PRAI (1) Il punto più basso tra Muson ed Avenale (2) Il punto più alto sull’argine sinistro dell’Avenale dentro una fascia di 200 m. L’Avenale non scorre al centro della palude dei Prai, ma sul suo bordo sinistro, rispetto al Muson. Sull’argine stesso o pochi metri più a est, l’altitudine aumenta nettamente. Procedendo verso la via Castellana e l’Aurelia, l’aumento in tabella pare trascurabile. In realtà si alternano ulteriori avallamenti, a profondità decrescente, a tratti pianeggianti, che rimangono sopra il livello del piano campagna sul Muson. I romani, scegliendo il tragitto dell’Aurelia, sono andati sul sicuro ed hanno scelto il massimo risparmio, come investimento. Hanno scartato, come meno sicura e più onerosa, anche la via Castellana, usata probabilmente dai Veneti e dai Retii del castello di Riese. Tumulo Spineda Poggiana Vallà Via Postumia 1/5 UNA STORIA DEL TERRITORIO LA BEA VENEZIA
  15. 15. I PRAI, UN POSTO PER ALLEVARE CAVALLI Il terreno presenta un’altimetria molto irregolare, però le singole e grandi aree, ben recintate, sono abbastanza planari, come dovevano essere normalmente i prati, se era prevista l’irrigazione. Un reticolo complesso e fitto di canali assicura un perfetto drenaggio delle acque piovane. Alcuni di questi sono larghi e profondi, altri molto meno, la direzione della pendenza varia continuamente inseguendo la grande irregolarità del terreno. Qualche volta sono delimitati da siepi, su entrambi i lati, altre da alberature imponenti ed impenetrabili. Insomma non è affatto un territorio selvaggio, ma invece fortemente plasmato dall’uomo. I nostri antenati hanno fatto un lavoro imponente, pico e paea. Qui i romani non hanno messo il naso. Come ci campavano i nostri progenitori? Perché le loro testimonianze in zona sono tutte disposte lungo l’Avenale? Le vaste aree, ben recintate, servivano per i loro famosissimi cavalli? 1/6 UNA STORIA DEL TERRITORIO LA BEA VENEZIA
  16. 16. Se nei prai, tra Muson ed Avenale, la depressione e l’impermeabilità del terreno poteva consentire solo il pascolo, andando verso est il suolo diventa meno impermeabile e più fertile. Proseguendo verso EST, la permeabilità del terreno aumenta troppo ed il terreno diventa arido. UNA FASCIA FERTILE MOLTO STRETTA ATTORNO ALLA VIA CASTELLANA La via Castellana (verde) è al centro di questa fascia e collega tutti i centri della zona. Lungo il suo tragitto, a Riese, c’è il castello dei Retii; popolo che condivideva con noi lo stesso culto a Reita. Livio ipotizza che fosse, almeno in parte, composto anche da Euganei, sospinti dall’arrivo dei Veneti, verso la parte montana. I Veneti, oltre che allevatori, erano anche ottimi coltivatori: non hanno certo atteso l’agrimensore romano per disporre con ordine i pochi campi fertili. A NE del castello di Riese, si evidenzia nettamente una zona centuriata, sappiamo che la guarnigione normalmente godeva dell’assegnazione privilegiata di terre per le famiglie al seguito. Dunque la colonizzazione può benissimo risalire al tempo dei Retii, era una consuetudine diffusa, non certo una peculiarità dei romani. Come vedremo in seguito, il campo veneto è un perfetto sottomultiplo della centuria e i campi attuali sono decisamente più vicini alle nostre misure. 1 2 3 1: Prai 2: Tra Avenale e la via Aurelia 3: Ad est della via Aurelia Derivazione Brentella dal Piave Via Castellana 1/7 UNA STORIA DEL TERRITORIO LA BEA VENEZIA
  17. 17. PER LA BRENTELLA BISOGNA RINGRAZIARE VENEZIA I romani non erano sentimentali ed idealisti, come fantasticano certi “storici”, loro ciechi estimatori, odierni. La scelta di Borgoricco, per realizzare il graticolato, fu un ottimo investimento, per garantire il giusto compenso ai loro veterani: il minimo costo con il massimo rendimento. ROMA NON SI E’ OCCUPATA DI NOI Ad est della via Aurelia (zona 3 della diapositiva precedente), la permeabilità aumenta in fretta. I terreni inaridiscono, la siccità ha penalizzato drammaticamente, per millenni, i raccolti. Nel 1436, Venezia diede il via a questo grandioso sistema irriguo. L’acqua viene prelevata a Fener, sul Piave e distribuita su tutta la provincia di Treviso. Nel team romano, che ha progettato la via Aurelia, l’esperto agrimensore deve essere stato snobbato da tutti; i committenti avevano ben altre priorità che colonizzare il suolo. Il tragitto è spostato ad est rispetto ai centri abitati e non scorre al centro, ma piuttosto ai margini, della fascia più fertile. Aurelia Castellana 1/9 UNA STORIA DEL TERRITORIO LA BEA VENEZIA
  18. 18. CAPITOLO 2 IL MUSON COM’ERA E COM’E’ Inutile cercare un passato glorioso nel nostro territorio, certamente poverissimo. Nulla che potesse attrarre gli eserciti o gli investitori, adatto alla vita più primitiva di cacciatori e allevatori. In passato le zone acquitrinose od esposte a frequenti e prolungati allagamenti erano molto più vaste di oggi. I nostri antenati si difendevano molto poveramente innalzando terrapieni, le motte o realizzando fittissime reti di canali, i prai. Il paesaggio agricolo attuale è un frutto piuttosto recente dell’attività umana. La radicale trasformazione ebbe inizio con gli investimenti veneziani, quando la ricca repubblica, in declino, si ricordò dell’esistenza della sua terraferma. LA BEA VENEZIA
  19. 19. IL SELVAGGIO ED IMPRATICABILE MUSON CONTESTUALIZZARE LE TESTIMONIANZE DEL PASSATO Il linguaggio del territorio ci può aiutare a comprendere il nostro passato molto meglio di tutti i cocci e le monete “romane” rinvenute finora nella nostra zona. Sono eloquenti gli umili manufatti dei nostri antenati, imponenti considerando la povertà dei mezzi. I diversi tipi di terrapieno, ciascuno con la sua funzione specifica, sono tipici delle culture terramaricole. Può essere istruttivo vedere le numerose motte, in alcune zone,sulle sponde del Po. Un caso limite, dove diventano una protezione sistematica dei villaggi dalle inondazioni. LA SCAPESTRATA GIOVINEZZA DEL MUSON Ho trascorso la parte più bella della mia infanzia nei pressi del torrente: l’alveo era molto meno profondo, più irregolare, ostruito da una vegetazione selvaggia, mancavano gli argini rialzati che vediamo adesso. Gli allagamenti interessavano zone molto più ampie di quanto possiamo immaginare oggi. I tentativi di regolamentarlo sono costantemente documentati nella nostra zona, ma solo a partire dal 1000 d.c. In generale il risultato era sconfortante, il primo intervento efficace avvenne nel dopoguerra, grazie alla sollecitudine dell’On. Maria Pia Del Canton. LA PERMEABILITA’ DEI SUOLI ED IL MATERIALE ALLUVIONALE DEL PIAVE Il Brenta, con i suoi apporti, ha colmato la depressione iniziale dove scorreva il Muson, il Piave no (diap. 1). I prai sono una conseguenza evidente. Anche la permeabilità locale dipende dalla dinamica degli apporti alluvionali: il materiale più grosso si ferma prima, poi si stratificano le ghiaie, man mano più fini, alla fine si deposita il limo. Semplificando brutalmente, la permeabilità diminuisce allontanandosi dal Piave e viceversa, quindi l’avallamento dei prai ha anche l’aggravante di trattenere a lungo le acque. 2/1 IL MUSON COM’ERA E COM’E’ LA BEA VENEZIA
  20. 20. DAL MUSON FUTURO A QUELLO DELLA BONIFICA L’aspetto attuale aiuta molto ad immaginare il fiume come apparve dopo la prima bonifica, patrocinata dall’on. Maria Pia Dal Canton, di Possagno, nel dopoguerra. In figura sottolineo le differenze principali. Gli interventi attuali avvengono gradualmente negli anni e quindi si alternano tratti come questo ad altri inselvatichiti. Il Muson era un torrente, ora è un fiume! Asciutto per una parte dell’anno, la portata molto discontinua, mediamente inferiore a quella attuale Il primo intervento raddrizzò l’alveo e l’allargò, ma meno dell’intervento odierno Il materiale asportato venne usato per realizzare un argine rialzato rispetto al piano della campagna per circa 1 metro. Per la prima volta, sulle rive, chiunque poteva passeggiare comodamente. Allora la vegetazione arborea venne drasticamente eliminata, poi è ricresciuta quasi come prima. Questo documento è inserito in un’antologia di argomenti di storia locale al link: http://www.slideshare.net/sergiobernardi/la-storia-sulle-rive-del-muson Invece una panoramica che include anche i temi ambientali si trova al link: http://rivemuson.wordpress.com 2/2 IL MUSON COM’ERA E COM’E’ LA BEA VENEZIA
  21. 21. DOPO LA PRIMA BONIFICA E’ RITORNATO SELVAGGIO Ecco il Muson ritornato selvaggio, molto simile a come lo ricordo, prima della bonifica del dopo guerra. Questo è un tratto con due curve a 90°, assurdamente intervallato ad altri, sontuosamente bonificati. Per una ricostruzione corretta, bisogna immaginarlo con poca acqua, limpida, niente schiuma, sassi bianchi!! L’argine rialzato è ritornato impraticabile, cacciatori e cercatori di funghi esclusi. La vegetazione arborea si è riappropriata degli argini, più prepotente di prima. 2/3 IL MUSON COM’ERA E COM’E’ LA BEA VENEZIA
  22. 22. COM’ERA NELLE MAPPE DEL 1842 Dalla più remota antichità e fino al dopoguerra, non potevano esistere, lungo le rive del Muson, sentieri praticabili dalla gente normale, quindi esclusi ragazzi, cacciatori, malviventi ecc. La strada più sicura e vicina rimase sempre l’antica via Pagnana. L’aspetto attuale è frutto di un radicale intervento, patrocinato dall’ on. Maria Pia Dal Canton, gli argini sono stati rinforzati e rimodellati, la vegetazione arborea completamente eliminata. Solo in quel momento le rive diventarono percorribili, proprio come due comodi sentieri. Dopo qualche decennio di totale incuria, la vegetazione riprese in parte il sopravvento. L’alveo era molto più ampio ed irregolare di oggi, come si può vedere nella mappa. Gli straripamenti erano molto frequenti, catastrofici e modificavano spesso il suo percorso. corso attuale corso del 1842 ViaCallalta,Loria Poggiana un tratto del vecchio alveo è ancora visibi- le, diap. seguente 2/4 IL MUSON COM’ERA E COM’E’ LA BEA VENEZIA
  23. 23. UN RELITTO DEL 1842 Ho sovrapposto una mappa del 1842 con il percorso attuale, alla ricerca di qualche tratto abbandonato, ma ancora riconoscibile, di quell’epoca. Questo mi pare attendibile, anche se forse è stato in parte modificato e riempito. In ogni caso, è accertato che, in passato, in un greto molto ampio, uno od anche più corsi d’acqua, molto meno profondi di oggi, cambiavano volubilmente tracciato, quasi ad ogni piena. attuale 1842 2/5 IL MUSON COM’ERA E COM’E’ LA BEA VENEZIA
  24. 24. CAPITOLO 3 L’INVESTIMENTO DI VENEZIA Simmetricamente alla sudditanza psicologica per la “colonizzazione romana”, il veneto tende spesso a sottovalutare la positiva presenza degli imprenditori veneziani nel nostro territorio. Le testimonianze sono evidentissime ed impreziosiscono il nostro paesaggio con le numerose ville, costruite per il piacere dei padroni, ma anche multiforme fonte di reddito per la popolazione locale. Per valorizzare i propri investimenti e per proteggere la laguna dall’insabbiamento, Venezia operò molte bonifiche idrauliche, grandiose se le proporzioniamo alle risorse tecniche di allora. Quanta fatica oggi, per trovare i soldi per modestissimi interventi di messa in sicurezza di qualche corso d’acqua. LA BEA VENEZIA
  25. 25. I VENETI SULLE RIVE DEL MUSON Le vie Castellana e Pagnana (colore verde) collegano i paesi sulle due sponde del Muson ben prima dei romani, che si sono tenuti ad una maggior distanza con la via Aurelia. Però gli insediamenti veneti noti, nella direttrice nord-sud, sono addirittura lungo l’Avenale. Nella direzione nord-sud, gli insediamenti lungo l’Avenale, a partire dal tumulo di Spineda, poi Cendrole, il Castelliero di Vallà ed infine la Motta di Castelfranco, sopra la quale venne costruito l’attuale castello nel 1200 d.c. Nella direzione est ovest, linea verde,il castelliero di Vallà, il santuario della Crocetta, le necropoli di via Casoname, i castellieri di Castion e di Mottinello. Le vie romane, Postumia ed Aurelia ben lontane dai “Prai” Motta > Castello (Castelfranco) 3/1 L’INVESTIMENTO DI VENEZIA LA BEA VENEZIA
  26. 26. LE GRANDI OPERE IDRAULICHE: IL MUSON DEI SASSI Abbiamo appena visto la Brentella, un’opera volta valorizzare la resa del suolo e quindi anche gli introiti di Venezia. Anche i numerosi e grandiosi interventi sui percorsi fluviali erano finalizzati al vantaggio della Serenissima, che mirava, in questo modo, a rallentare l’interramento della laguna. Dobbiamo essere grati alla sua lungimiranza, perché questi investimenti migliorarono enormemente la nostra economia e la qualità della vita. Il Muson di Monfumo trasporta molto materiale alluvionale, mentre il ramo, con lo stesso nome, che proviene dalle risorgive di San Martino dei Lupari ha delle acque molto limpide. I due rami si incontravano a Camposanpiero e proseguivano verso Mirano ( Muson vecio). Venezia deviò solo le acque del Muson di Monfumo, che adesso proseguono fino ad immettersi nel Brenta. Invece il ramo di risorgiva continua a percorrere il vecchio alveo. Montebelluna Asolo Padova Astego Muson di Monfumo San Martino dei Lupari Brenta Camposanpiero 3/2 L’INVESTIMENTO DI VENEZIA LA BEA VENEZIA
  27. 27. IL MUSON DI MONFUMO ENTRA NEL BRENTA A PADOVA 3/3 L’INVESTIMENTO DI VENEZIA LA BEA VENEZIA
  28. 28. Ecco una parte delle numerose ed importanti opere idrauliche realizzate dai veneziani, anche, ma non solo, per tutelare la città: quanti battibecchi e scaricabarile per un minimo di manutenzione preventiva oggi. ALTRI INTERVENTI DI VENEZIA Muson di Monfumo  Muson dei sassi http://it.wikipedia.org/wiki/Brenta 3/4 L’INVESTIMENTO DI VENEZIA LA BEA VENEZIA
  29. 29. CAPITOLO 4 I GRATICOLATI A BORGORICCO ED A RIESE La rilevazione con google earth è molto valida per riconoscere ad occhio ed anche per validare con sicurezza, non solo le dimensioni della centuria, ma anche quelle dello jughero a Borgoricco. Il fatto è che, sia lo jughero romano che il campo trevisano, pur avendo misure nettamente diverse, sono sottomultipli della stessa forma quadra, la centuria (500000 m2). Per esempio, in una zona ristretta vicino all’antico castello di Riese, si riconosce con buona sicurezza la forma della centuria, ma i sottomultipli sono piuttosto simili al campo trevisano. LA BEA VENEZIA
  30. 30. Montebelluna Asolo Castelfranco (1) Astego Motte Muson Monfumo Brenta S. Martino dei Lupari Sile Piave (1) difficile ritrovare il tragitto dell’Aurelia qui Padova Treviso GOOGLE EARTH
  31. 31. TRACCE DI GRATICOLATO TRA IL MUSON ED IL BRENTA? A nord, gli insediamenti dei Veneti sono distribuiti, sulla strada Asolo-Bassano (Angarano). Nelle stesse località, a parte Asolo, molto importante, si avvicendano modeste testimo- nianze di epoca romana, la più nota forse è il sarcofago di Caio Vettonio, a sant’Eulalia. A nord della Postumia, le strade sono in genere parallele a questa via, ma anche alla più antica direttrice degli insediamenti veneti, vedi diap. 25. La distanza tra queste vie non presenta una minima coerenza con un’ipotetica centuriazione. 4/2 I GRATICOLATI A BORGORICCO ED A RIESE LA BEA VENEZIA
  32. 32. CAMPOSANPIERO:LA CENTURIAZIONE TERMINA BRUSCAMENTE Centuria a CampoSanpiero Muson vecio BORGO RICCO Il solito provincialismo esterofilo! Qualche erudito afferma che il nome è di origine tedesca, invece è latino ed è coerente con lo sviluppo della centuria in quella zona. I “borghi” romani sono gli antenati dei castelli medioevali, una fortificazione al centro di un territorio donato a delle milizie, con il duplice compito di coltivare le terre e di difendere militarmente il territorio. Ovviamente queste iniziative abbondavano in zone ostili, esposte agli attacchi dei barbari, come in Germania, dove è così diffuso il termine “Burg”. http://it.cukwiki.com/wiki/ 4/3 I GRATICOLATI A BORGORICCO ED A RIESE LA BEA VENEZIA
  33. 33. LA CENTURIA ED I SUOI SOTTOMULTIPLI CENTURIA “VENETA” (5000 x 7 X 14)  500000 m2 scala 1: 10000 7x14 campi trevisani 2 CAMPI = 1 ETTARO = (100 X100) = 10000 m2 CAMPO TREVISANO 50x100 = 5000 m2 scala 1:2000 CENTURIA ROMANA (711,6 X 711,6)  500000m2 10 x 20 jugeri scala 1: 10000 JUGERO 35,6X71,2 = 2500 2 JUGERI = 1 HEREDIO= (71,16x71,16 ) = 5000 m2 scala 1:2000 Come misuravano la terra i Veneti e gli altri popoli italici? Certo non hanno aspettato i romani per suddividere i loro campi. Districarsi nella forsennata diversifica- zione, da una provincia all’altra, probabilmente sopravissuta ai probabili sforzi di standardizzazione di roma, farebbe impazzire anche il più fanatico degli eruditi. Per esempio, oggi approssimiamo a 5000 m2 il campo trevisano, mentre la sua misura esatta dovrebbe essere pari a 5204,69 m2. In realtà l’errore tra la centuria alla “Veneta” e quella alla “romana” è molto minore in “piedi” di quanto appaia dopo l’arrotondamento in metri. Interessante la compatibilità delle due unità misura, entrambe sottomultipli dello stesso modulo quadrato. 4/4 I GRATICOLATI A BORGORICCO ED A RIESE LA BEA VENEZIA
  34. 34. A BORGORICCO : CENTURIAZIONE MOLTO INTEGRA scala 1:44530 campo jugero perimetro = 2823 ; 2823/4= 706 m Lato nominale = 712 m L’orientamento, l’ortogonalità, le misure della centuria sono perfettamente integre. Più complesso capire l’evoluzione dei sottomultipli, campi o jugeri? In questo caso, considerando la rozzezza della mia verifica, mi pare decisamente ben conservata la misura romana. campocampocampocampo campo campo campo jugero jugero jugero jugero jugero jugero jugero jugero jugero 4/5 I GRATICOLATI A BORGORICCO ED A RIESE LA BEA VENEZIA
  35. 35. CENTURIA A RIESE: FORSE UN’AREA RISTRETTA dove il graticolato è più visibile Centuriazione invisibile La suddivisione segue forse più l’orientamento del Muson. Un ordinamento ortogo- nale all’Aurelia visibile in qualche punto La disposizione dei campi ci può far capire fin dove arrivasse l’impatto del torrente AureliaCastellana 4/6 I GRATICOLATI A BORGORICCO ED A RIESE LA BEA VENEZIA
  36. 36. campo campo campo jugero jugero jugero campocampo campocampo jugerojugerojugero jugerojugerojugero jugerojugerojugero jugero jugero jugero jugero campo campo campo campo DIFFICILE RICONOSCERE LO JUGHERO scala 1:41000 campo jugero 1)Il perimetro della centuriazione è deformato e confuso. 2)L’ipotetica centuria è vicinissima al castello di Riese, ad est della via Aurelia. Sia prima che dopo l’arrivo dei romani, la guarnigione godeva certamente il privilegio di coltivare i terreni più fertili, in prossimità del castello. 3)Qui la distinzione tra campo e jugero mi pare molto incerta. 4/7 I GRATICOLATI A BORGORICCO ED A RIESE LA BEA VENEZIA
  37. 37. IL BOCCONE PRELIBATO DI BORGORICCO Giulio Cesare loda i suoi legionari veneti, ce ne saranno stati anche tra i premiati con la lottizzazione di Bogoricco. Difficile immaginare un posto migliore per una colonizzazione modello. A distanza di sicurezza dalle risorgive del Sile, un ottimo investimento; con il minimo sforzo, il massimo rendimento. Gran parte del Veneto non era così pianeggiante, fertile ed adatto ad essere drenato con costi ragionevoli. Sorrido alle spericolate fantasie degli innamorati del graticolato, i quali, armati del manuale del piccolo agrimensore romano, vedono tracce di questa colonizzazione anche nelle zone più aride ed impervie. SAPEVAMO FARE BENE LE STRADE, MA LA NOSTRA ECONOMIA ERA POVERA A sentire certi autori locali, si ha l’impressione che fossimo dei selvaggi, al momento dell’annessione a Roma. Invece i nostri tracciati precedono sempre le poche autostrade realizzate dai romani. Certamente dovevano apparire viottoli di campagna al confronto; una questione di volume del business generato più che di know how. Andate a vedere alcune sofisticate strade venete di Padova, portate alla luce anche di recente. Le vie Aurelia e Postumia dimostrano chiaramente la logica che guidava le loro scelte; attraversare con la massima efficienza il nostro territorio, nessun interesse tangibile a valorizzarlo. CONTESTUALIZZARE I MANUFATTI NEL TERRITORIO Le testimonianze dei nostri antenati sono sempre posizionate con una logica abbastanza chiara e ripetitiva. Penso ai percorsi dove troviamo allineati tutti gli insediamenti noti dei nostri antenati lungo il Muson. Lungo l’Avenale, da Cendrole a Castelfranco e sulla via veneta parallela alla Postumia romana, da Castion a Vallà. L’aerofotogrammetria ha trovato una certa sistematicità anche nella disposizione delle motte. Se mettiamo insieme la logica delle distanze, la natura dell’ambiente, l’attività preponderante dell’allevamento, mi vengono in mente i caravanserragli, che ci sono in Turchia, nelle zone più desertiche. Una struttura protettiva per animali ed uomini, dove ricoverarsi per la notte e per proteggersi dalle calamità. La distanza misurata potrebbe corrispondere allo spostamento medio giornaliero, di un branco di animali al pascolo. SPAZZARE VIA QUALCHE LUOGO COMUNE 4/8 I GRATICOLATI A BORGORICCO ED A RIESE LA BEA VENEZIA
  • sergiobernardi

    Feb. 21, 2019
  • DrewMayer2

    Nov. 28, 2016

http://bit.ly/RESISTENZA_VENETO_STRAGE_COMANDANTI_LAICI_CARISMATICI Audio video recente, con una prospettiva inedita sulla storia della resistenza locale https://www.slideshare.net/sergiobernardi/presentations Tutte le mie pubblicazioni su temi storici ed ambientali locali, sulle rive del Muson (TV) Una prospettiva concentrata sull’antropizzazione del territorio I nostri antenati erano molto poveri, difficilmente potremo trovare nuovi insediamenti con reperti preziosi, ovvero durevoli. Ma l’archeologia può progredire con altri metodi; i nostri avi ci parlano con “picco e paea”, basta essere attenti al loro linguaggio. Ho provato ad utilizzare google earth per rivisitare le mie zone, evidenziando alcuni interventi umani sul paesaggio naturale. Sull’abnorme ”ignoranza” di molti veneti ho una mia ipotesi. La dominazione romana ha prodotto un effetto globalizzante molto simile a quello moderno dove usiamo, molto a sproposito e con pessimo gusto, solo termini inglesi per qualsiasi nuova definizione. Il provincialismo, l’abdicazione alla propria identità, è proseguito poi per tutta la nostra storia, raggiungendo il parossismo con il risorgimento ed il fascismo. Ma la cultura veneta ha comunque qualche tara particolarmente grave. Penso alla sua reazione al lavaggio di cervello operato dall’insigne storico Umberto Bossi, che ci ha rivelato la nostra identità di celti. Poche voci autorevoli si sono fatte sentire per ridicolizzarlo. In compenso, pensosi personaggi, travestiti da esperti, "accademici", si sono cimentati nel divulgare il verbo bossiano, producendo una non trascurabile quantità di spazzatura editoriale.

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