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La storia sulle rive del Muson
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Chi era Giuseppe Sarto?

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Tutte le mie pubblicazioni su temi storici ed ambientali locali, sulle rive del Muson (TV)

Linea guida di questa pubblicazione
Provare a capire il contesto in cui ha vissuto gran parte della sua vita, per riscoprire la sua vera identità e spiegare qualche apparente enigma.

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Chi era Giuseppe Sarto?

  1. 1. CHI ERA GIUSEPPE SARTO? Aveva un forte personalità, che ha lasciato il segno durante tutta la sua vicenda. La sua umiltà poteva apparire semplicità, ma traeva in inganno solo gli sciocchi. Personalità forte ed incisiva, pochi altri papi come lui, dividono, anche oggi, gli storici. Questa è una prospettiva limitata, da compaesano, di chi condivide lo stesso habitat, rimasto, per molti aspetti, quasi intatto nel tempo. Questo argomento è inserito in raccolte di temi analoghi, clicca a pag. 4
  2. 2. RIASSUNTO Il mito della sua povertà e semplicità è uno stereotipo grossolano, che falsa la percezione che di lui avevano i suoi compaesani. La sua famiglia oggi la definiremmo “piccolo borghese”, la sua casa fu, per alcuni anni, la sede dell’amministrazione comunale, una nuova istituzione inventata da Napoleone e replicata dall’Austria, per rendere efficiente un apparato fiscale rapinatore, mai sperimentato prima dai Veneti. Iniziò in quegli anni il tragico fenomeno dell’emigrazione di massa. Nello stesso tempo, l’Austria era anche il baluardo della chiesa contro la Francia e l’Italia anticlericali, sia pur con qualche ripensamento ed ambiguità. Apertamente austriacante il suo sponsor paesano, il cardinale Jacopo Monico. La carriera del futuro papa ne subì le pesanti conseguenze, specialmente dopo l’annessione del Veneto all’Italia. I luoghi di culto, dedicati all’antica divinità dei Veneti, Reita, sono numerosissimi, tutti riconvertiti al culto mariano e tuttora molto frequentati. Giuseppe Sarto combatté, con grande vigore, per portare nella piena ortodossia, riti millenari, camuffati solo superficialmente come cristiani e degradati dalla superstizione. CHI ERA GIUSEPPE SARTO?
  3. 3. INDICE TITOLO INTRODUZIONE I CULTI LOCALI PAGANEGGIANTI UNA FAVOLA PER PAESE: BOSCHI INCENDIATI A CENDROLE, UNA PUGNA A POGGIANA, I LONGOBARDI A GODEGO UN CULTO A REITA ANCHE A SALZANO? LA MADONNA DELLA ROATA ROATA DERIVA DA REITA? GIUSEPPE SARTO E GLI IGNORANTI PIO X, BANDIERA E GUIDA DEI SEGUACI DI LEFEBVRE LA POLITICA LA RIVOLUZIONE DI NAPOLEONE LA RIVOLTA DEI NOSTRI COMPAESANI LA FAMIGLIA SARTO E L’AUSTRIA GLI ECCLESIASTI SARTO E MONICO E L’AUSTRIA IL PAPA E L’AUSTRIA ALL’ENTRATA IN GUERRA L’INCOMPRENSIBILE NOSTALGIA DEL LOMBARDO VENETO PAGINA 1 1/1 1/2 1/3 1/4 1/5 1/6 2 2/1 2/2 2/3 2/4 2/5 2/6 CHI ERA GIUSEPPE SARTO? Allegato : PIO X E LA CRISI DEL LUGLIO 1914 Dalla rivista : NUOVA STORIA CONTEMPORANEA - Anno XIX numero 4 Luglio-Agosto 2015
  4. 4. CAPITOLO 1 I CULTI LOCALI PAGANEGGIANTI Quasi tutti i santuari mariani del Veneto si sono sovrapposti ad un antico culto ad una divinità femminile degli antichi veneti: Reita, vedi “ Reita a Cendrole, i Retii a Riese”. Molti aspetti trasgressivi degli antichi riti erano ancora vivi ai tempi del catechista Sarto. Molto “superstiziosi”, basati su una concreta aspettativa di miracoli, una specie di supermercato delle guarigioni. Il pastore li combatté con ogni mezzo, anche cercando ad azzerare ogni memoria storica delle origini. Fin da giovane catechista, deve aver sentito profondamente il valore del culto, come disciplina contro la brutalità bestiale ed elevazione degli animi dalla miseria spirituale. Il suo sentire giovanile si è espresso nel papa con una particolare attenzione all’ortodossia dei riti. E’ così diventato il punto di riferimento di movimenti, come quello di Lefebvre, che hanno visto, nelle innovazioni del concilio, un ritorno alla licenza. CHI ERA GIUSEPPE SARTO? Questo documento è inserito in raccolte di temi analoghi, clicca qui WORDPRESS SLIDESHAREo qui
  5. 5. Tutte leggende che ci ricordano quanto fossero di bocca buona i nostri antenati analfabeti. COSA C’ENTRA IN TUTTO QUESTO GIUSEPPE SARTO? Deve essere stata molto frustrante la lotta del pastore contro la superstizione, ancorata ad antichissime credenze. Nel Veneto, ogni culto mariano molto antico può risalire alla divinità adorata dai nostri antenati, molto difficile da riportare nell’ortodossia. A Cendrole ed a Godego è documentato questo scontro millenario, per entrambi i santuari. Il parroco Sarto si ritrovò a Salzano un antichissimo culto alla Madonna della Roata, la sua enigmatica statua lignea è stata riciclata nella chiesa parrocchiale Il nome è stato trasmesso oralmente, non conosciamo l’esatta pronuncia di Reita. L’OMAGGIO AL NEO CARDINALE DI VENEZIA Per festeggiare il neo cardinale si attivarono due amici, omaggiandolo con la descrizione del suo luogo di nascita. Mons. Agnoletti si occupò in particolare di Cendrole, tirando fuori dal cilindro l’incendio di boschi per confondere/negare l’evidente testimonianza pagana. Mons. Camavitto costruì una sua ipotesi per l’origine di Godego basandosi sul’assonanza con il termine longobardo Gudega. Gli elementi seri disponibili convergono, sull’occupazione dell’antichissimo castello-terrapieno, ancora ben visibile, ma vergognosamente negletto, da parte dei nostri antenati Veneti, seguiti poi da un presidio di Goti. ( vedi I GOTI A CASTELLO DI GODEGO) Il religioso forse pensava, in questo modo, di confondere/negare un’ascendenza barbara/pagana. Ignorava che allora, di solito, i Goti erano già cristianizzati (ariani), gli autoctoni ancora pagani. UNA FAVOLA PER PAESE: BOSCHI INCENDIATI A CENDROLE, UNA PUGNA A POGGIANA, I LONGOBARDI A GODEGO 1/1 - I CULTI LOCALI PAGANEGGIANTI CHI ERA GIUSEPPE SARTO?
  6. 6. UN CULTO A REITA ANCHE A SALZANO? Due canali visibili in zona Il corso del Muson rettificato dall’uomo 700 m IL CONTESTO TUTTO DA STUDIARE L’edificio che testimonia un culto molto antico e misterioso è collocato all’inizio della via Roata, la quale attraversa una zona anticamente selvaggia e poco accessibile, nettamente separata dall’abitato. Solo un esperto del luogo potrebbe districarsi tra i canali che si vedono dall’alto e completare la mappa con altre eventuali testimonianze storiche. Via Roata 1/2 - I CULTI LOCALI PAGANEGGIANTI CHI ERA GIUSEPPE SARTO?
  7. 7. LA MADONNA DELLA ROATA Il nuovo parroco, Giuseppe Sarto aveva vissuto con passione lo sforzo della chiesa, per ricondurre nell’ortodossia il culto mariano di Riese e Godego, allora molto pagano, superstizioso. A Salzano si è ritrovato in una condizione simile, se non peggiore, se decise di rimpiazzare il vecchio edificio di culto con una nuova costruzione adiacente. Non conosco le vicissitudini successive, attualmente, per quanto sono riuscito a capire: - una parte non meglio identificata dell’antico altare è stata riciclata nella chiesa parrocchiale, come racconta, in maniera un po’ oscura, la targa in loco. - una statua lignea della Madonna del Carmine l’ho vista nel museo. Si tratta di un reperto molto affascinante;fino a poco tempo fa, l’immagine nuda, era oggetto di un misterioso rito della vestizione, in occasione della sua festa. Una pratica pagana che accomuna la veneta Reita alla greca Rea, per la quale il rito è ben documentato. 1/3 - I CULTI LOCALI PAGANEGGIANTI CHI ERA GIUSEPPE SARTO?
  8. 8. ROATA DERIVA DA REITA? GLI INDIZI PRINCIPALI DEL CULTO A REITA I luoghi di culto, finora accertati, presentano alcuni indizi ripetitivi, due sono evidenti anche qui. -Il culto a Reita viene sostituito da quello a Maria, evoca sempre i temi della nascita e della maternità. -Alcuni connotati pagani e non ortodossi non vengono cancellati facilmente, ma persistono per secoli Di solito l’area dei riti sacri è collegata ad una necropoli, separata dall’abitato da un corso d’acqua, inserita in un contesto di altre testimonianze locali, di una frequentazione della zona da parte dei Veneti. Se ci siano o meno queste tracce a Salzano, solo un esperto del luogo potrebbe appurarlo. SAREBBE UN PROBLEMA? Una simile ipotesi non può essere percepita negativamente da questa chiesa del dialogo multiculturale e interconfessionale. Ma, se ponessimo un’analoga domanda ad un fanatico dell’ISIS? Una buona dose di oscurantismo c’era anche da noi, in passato. UNA CERTEZZA IMPOSSIBILE Il contesto ha qualche analogia con i santuari di Godego e Cendrole, vedi “Reita a Cendrole, i Retii a Riese”. La prova regina dell’antico culto, quella della pistola fumante, forse non si troverà mai. I nostri antenati erano poverissimi, i manufatti prodotti in loco erano in legno od altro materiale deperibile. Anche scavando, difficilmente gli archeologi potrebbero trovare reperti ben conservati e pienamente significativi. La parola Roata è stata tramandata oralmente, abbiamo decifrato il nome di Reita, ma non sappiamo affatto come si pronunciava: l’eventuale storpiatura, dopo millenni, sarebbe irrilevante. 1/4 - I CULTI LOCALI PAGANEGGIANTI CHI ERA GIUSEPPE SARTO?
  9. 9. GIUSEPPE SARTO E GLI IGNORANTI Pare incredibile che un errore tanto grossolano, sia rimasto ben in vista per un secolo, senza che nessuno abbia provveduto a correggerlo, magari alla chetichella: in questa chiesa sono passati quasi tutti i papi successori di Pio X ed uno stuolo innumerevole di dotti latinisti, vescovi e cardinali. Siamo nel santuario simbolo, dove convergono, da tutto il mondo, i cultori del ritorno al latino! Escludo che nessuno si sia accorto dell’errore, penso che l’autorità religiosa non ritenga affatto necessario correggerlo, dando per scontata una grande ignoranza dei fedeli. Forse è proprio questo è il punto! Il latino non serve per comunicare con la gente, tanto meglio se risulta incomprensibile, come una lingua esoterica. Consente al prete un dialogo esclusivo e privilegiato con Dio, escludendo opportunamente il volgo ignorante. Esattamente questo vogliono i seguaci di Lefebvre. NEL SANTUARIO A CENDROLE: UNO STRAFALCIONE IN LATINO La scritta è ben visibile, a destra della balaustra, sotto la statua di Ezechiele, una delle quattro regalate dal neo papa al santuario. L’artista, probabilmente un analfabeta, deve essersi confuso copiando un testo con caratteri gotici. ANDAVA A SCUOLA SCALZO PER RISPARMIARE LE SCARPE? Questo narra la leggenda popolare e ribadisce il recente monumento nella foto, a Vallà. 1) il fatto non è vero 2) il Papa, appena eletto, fu particolarmente irritato per questa stucchevole diceria ed impulsivamente era tentato di sconfessarla, ma alla fine decise di non sfidare la stoltezza popolare. E’ possibile che la mia fonte trovi altre versioni che la contraddicono. Chi ha cercato di capire seriamente l’uomo non può avere dubbi, la favola è melensa ed inverosimile. Umile, schietto, semplice, ma certamente alieno dal voler apparire uno sfigato, un morto di fame. La sua famiglia apparteneva alla cerchia strettissima delle meno disagiate del paese. L’ultimo anno andò a Castelfranco da gran signore, con tanto di calesse. 1/5 - I CULTI LOCALI PAGANEGGIANTI CHI ERA GIUSEPPE SARTO?
  10. 10. PIO X, BANDIERA E GUIDA DEI SEGUACI DI LEFEBVRE PAPA FRANCESCO E LE LOBBIES DEL VATICANO Papa Francesco, riformatore energico e motivato come nessun altro predecessore, assomiglia molto a Pio X, nello stile umile e dimesso, che nasconde una formidabile energia e grande statura intellettuale. Dopo più di un anno dall’elezione, Novello Ulisse, dorme ancora, ostentatamente, fuori dalla propria casa. I proci, che la occupano, non mostrano molta fretta di sgombrarla spontaneamente, ma Papa Francesco si sta muovendo bene, senza inutile clamore e con determinazione. Le lobbies dei gay, dei pedofili e degli affaristi dello IOR, sono annidate proprio ai vertici del potere. Intente ai loro intrallazzi, non intendono affatto farsi notare, disturbare chi governa. FRATERNITÀ SACERDOTALE SAN PIO X E’ una comunità grande e potente, diffusa in tutto il mondo, ha sempre tenuto un atteggiamento intransigente verso il magistero, continuamente ad un passo dallo scisma. Sostanzialmente dissente da alcune importanti innovazioni del concilio vaticano II° e vorrebbe ritornare alle regole di Pio X (Instaurare omnia in Christo). Ha sempre trovato consensi importanti nelle più alte gerarchie della chiesa: tutti gli ultimi papi, nel difficile tentativo di bilanciare le spinte verso il ritorno al passato, hanno alternato, con scarso successo, il bastone e la carota. Il nostro è un santo molto popolare e quest’affiliazione è certamente scandalosa, anche se di interpretazione molto difficile per la gente comune. Forse, a livello mediatico, sarebbe opportuna una presa di distanza, un chiarimento, più netto e didattico. I punti fermi simbolici per Lefebvre: - il prete rivolto a Dio e non al popolo - il ripristino del latino 1/6 - I CULTI LOCALI PAGANEGGIANTI CHI ERA GIUSEPPE SARTO?
  11. 11. Giuseppe Sarto fu un politico molto deciso e spregiudicato, condusse battaglie vittoriose, con grande durezza e senza esclusione di colpi. Etichettato come conservatore, ha vissuto la sua formazione in un ambiente amico dell’Austria, considerata il baluardo per la sopravvivenza del tipo di chiesa immaginabile nel suo ambiente. Dal punto di vista socio-culturale, la sua famiglia non si riteneva certo allo stesso livello del resto del paese; sia i Sanson che i Sarto appartenevano ad un ceto emergente. La mamma non era una semplice sarta, ma gestiva un piccolo laboratorio/scuola. Il padre, etichettato come semplice messo comunale, in effetti operava nell’ambito dell’apparato fiscale austriaco. La casa dei Sarto è addirittura la sede del municipio di Riese, per alcuni anni. In quei tempi, Napoleone prima e poi l’Austria, avevano inventato i comuni, per sottrarre l’anagrafe alle parrocchie, con il preciso obiettivo di aumentare il prelievo fiscale e renderlo ineludibile. Insieme con l’aumento della natalità, la causa principale del plurisecolare dramma dell’emigrazione di massa, fenomeno sconosciuto fino ad allora, sotto al dominazione veneziana. CAPITOLO 2 LA POLITICA CHI ERA GIUSEPPE SARTO?
  12. 12. Disprezzo il Manzoni e la sua esibizione di stoltezza nella poesia Il cinque maggio 1821, che l’arteriosclerotico mondo accademico italiano ci ha obbligati a imparare per due secoli. QUANDO STUPRÒ LA MILLENARIA ED ILLIBATA REGINA DEI MARI Come Veneti dobbiamo essere molto fieri del nostro passato, immortalato dalle vicende di Venezia. Tuttavia dobbiamo ammettere che la sua fine è stata ignominiosa, la paragonerei a quella di una vecchia contessa centenaria, imbelle e decaduta. Il baldo generale aveva solo 28 anni, penetrò, senza trovare la minima resistenza, fino al suo cuore. Una scena squallida, senza un brivido di emozione, lo stupratore tutto concentrato sulla metodica e meticolosa rapina dei gioielli di famiglia. Dato lo stato di decadenza della vittima, un morboso racconto per gerontofili, più adatto alla penna di Masoch che di uno storico. LA RIVOLUZIONE VISTA DAI NOSTRI ANTENATI I nostri poveri ed ignorantissimi antenati percepirono tre novità principali: 1) La riorganizzazione burocratica dell’anagrafe, finalizzata ad una rapina fiscale feroce, mai vista prima 2) La coscrizione militare obbligatoria, imposta a tutti Una novità terribile anzitutto sul piano economico e sociale; i giovani venivano strappati alle famiglie, nel periodo di massimo vigore e produttività e per periodi molto lunghi. Dal punto di vista morale, questi ingenui ed indifesi analfabeti, venivano addestrati ad uccidere, come bestie feroci, genti completamente sconosciute, senza poter dare alcun senso al loro cieco e delittuoso obbedire, pedine insignificanti nella scacchiera del geniale stratega. Questo immortale criminale inaugurò una nuova era, dove diventò possibile e normale adunare e sterminare, in battaglie immani, moltidudini di proporzioni mai viste prima. 3) La rivoluzione anticlericale, feroce ed ottusa, con la condanna allo stato laicale di tutti i religiosi Opposto il suo atteggiamento con la nobiltà, alla quale associò, subito e senza esitazioni, anche il proprio entourage, aumentandone spesso i vecchi fasti e privilegi. LA RIVOLUZIONE DI NAPOLEONE 2/1 – LA POLITICA CHI ERA GIUSEPPE SARTO?
  13. 13. LA RIVOLTA DEI NOSTRI COMPAESANI (*)Questi paesi erano passati per mezzo agli avvenimenti causati dall'invasione repubblicana francese, e successivamente nel 1797 furono assoggettati all'Austria; ma la guerra continuata in Europa doveva ben presto ricomparire anche qui. Il 30 marzo 1806 Napoleone aveva emanato un decreto con cui univa al Regno d'Italia tutte le province Venete. Il distretto di Castelfranco venne a formar parte del dipartimento del Bacchiglione, di cui era capoluogo Bassano del Grappa. Fra le nuove leggi e balzelli imposti dal nuovo governo, la tassa del macinato parve insopportabile agli abitanti delle nostre ville. Gli animi si esacerbarono tanto da far nascere una vera sollevazione: "fino le donne armate di mannaie e badili dopo aver fatto macinare nei molini senza pagare, fatto dare campana a martello, si recano alla residenza del Municipio gridando 'Morte ai Francesi', invadono le stanze superiori, saccheggiano tutto, e portate le carte dell'archivio nel vicino piazzale le danno alle fiamme". Per questo fatto giunge subito a Loria una compagnia di soldati francesi proveniente da Bassano, che arriva quando la gente è raccolta per la sacra funzione in chiesa; la quale viene circondata chiamando il parroco che vogliono arrestare come supposto istigatore dei tumulti avvenuti. Nel frattempo gli abitanti di Bessica, avvertiti di quanto accadeva a Loria, si armano e corrono in aiuto dei loro vicini: si dividono in due schiere ed appiattatisi nelle macchie boscose ch'erano presso la chiesa, con alcuni colpi di fucile riescono facilmente a porre in fuga i soldati francesi, colti così all'improvviso. Unitisi poi i tumultuanti a quelli di Castello di Godego vanno in massa a Castelfranco dove nasce un conflitto. (*) Tratta dal sito del comune di Loria al link: http://www.comunediloria.tv.it/contenuti.php?id_contenuti=5 Ecco come accolsero i francesi nel 1806! Giuseppe Sarto nasce nel 1835, nel frattempo Napoleone aveva già chiuso i conventi, riaperti poco dopo dall’Austria. Napoleone Bonaparte 2/2 – LA POLITICA CHI ERA GIUSEPPE SARTO?
  14. 14. LA FAMIGLIA SARTO E L’AUSTRIA I SANSON La famiglia della madre Margherita non è contadina e si sposta nel circondario sperimentando varie attività. La madre non è una semplice cucitrice, ma gestisce una specie di scuola-laboratorio. I SARTO Il sostegno della la famiglia non viene solo dalla poverissima proprietà agricola. Il padre, etichettato come messo comunale, in realtà aveva un ruolo fondamentale nel funzionamento dell’anagrafe, a sua volta istituita per rendere più efficiente la riscossione delle tasse. A questo serviva il municipio, quello di Riese ha sede, dal 1827 fino al 1842, nella stessa casa del futuro papa. Abbiamo già visto che, il principale merito di Napoleone e poi dell’Austria, è stato quello di creare un’anagrafe molto efficiente, all’esclusivo scopo di tassare più efficacemente i nostri poverissimi antenati. Questa modernizzazione amministrativa segna profondamente e dolorosamente il Veneto. Insieme con l’incremento demografico segnò l’inizio della piaga dell’emigrazione di massa, un fenomeno sconosciuto o marginale, sotto Venezia. Questo ruolo del padre non lascia dubbi sulla collocazione socio-politica della famiglia, nel contesto paesano. Il padre è in ottime relazioni con G.B. Finazzi, esattore delle imposte del distretto di Castelfranco Veneto. E’ soprattutto nella sua abitazione, che viene ospitato lo studente Giuseppe, quando si ritiene opportuno risparmiargli il tragitto casa - scuola. 2/3 – LA POLITICA CHI ERA GIUSEPPE SARTO?
  15. 15. GLI ECCLESIASTI SARTO E MONICO E L’AUSTRIA Nel grafico le tre tappe della loro carriera pastorale: primo incarico in parrocchia, vescovo, patriarca, contestualizzato alle guerre d’indipendenza 1815 1820 1825 1830 1835 1840 1845 1850 1855 1860 1865 1870 1875 1880 1885 1890 1895 1 2 3 MONICO L’UMILTA’ DI GIUSEPPE SARTO ED IL SUO CURRICULUM INGANNARONO I CARDINALI PIU ASTUTI E NAVIGATI Il conclave che lo elesse nel 1903 era molto politicizzato: l’Europa era già divisa in due fazioni, che stavano accelerando affannosamente i preparativi per la prossima guerra mondiale, dove si sarebbero scannate a vicenda. Tutte nazioni cristiane, ma ciascun episcopato libero di incoraggiare il suo popolo, anche con la benedizione delle armi. Prima dello scontro, su ciascun fronte, un prete rassicurava le coscienze dei combattenti, confortandoli con l’amministrazione degli stessi sacramenti, nel nome dello stesso Cristo. Il fronte antiaustriaco dei cardinali ingoiò la sua candidatura, commettendo un colossale errore di sottovalutazione: pensava di poter condizionare facilmente quel povero parroco di campagna. Fu ingannato dall’autentica umiltà di Giuseppe Sarto, ma anche dal suo curriculum, il più mediocre tra i mediocri, nella storia del papato: nove anni per passare da cappellano a parroco! Noi abbiamo capito benissimo perché. JACOPO MONICO Più uomo di lettere che pastore: prete nel 1801, insegna in seminario, ma soprattutto si dedica con passione alla letteratura, per ben 17 anni, prima di iniziare un’esperienza pastorale! Inizia una carriera fulminante come parroco a San Vito di Altivole nel 18, vescovo nel 23, cardinale nel 27! Nel grafico la cronologia delle guerre d’indipendenza e le carriere pastorali: le buone relazioni con altolocati ambienti austriaci hanno accelerato la sua ascesa come penalizzeranno poi Giuseppe Sarto. Nel 48, cardinale, sta con l’Austria, nel 49 fugge la vendetta popolare, scappando nell’isola degli Armeni. GIUSEPPE SARTO La carriera del futuro papa è lentissima, all’opposto del suo mentore: adesso tirava un’altra aria. Prete nel 58, un anno prima della seconda guerra d’indipendenza, parroco nel 67, un anno dopo l’annessione del Veneto all’Italia, tra la nomina ecclesiastica a cardinale ed il suo travagliato ingresso a Venezia passano ben 16 mesi. Però ci entra da padrone, facendo letteralmente a pezzi la giunta laica di Selvatico. Pochi dubbi sul suo orientamento politico; da pochi anni, anche in Veneto, Napoleone aveva spazzato via il buono ed il brutto del clero cattolico, svuotando i conventi senza tanti complimenti; Vienna costituiva oggettivamente il baluardo della chiesa , così come i nostri compaesani la potevano immaginare allora. 1a 2a 3a SARTO moti 2/4 – LA POLITICA CHI ERA GIUSEPPE SARTO?
  16. 16. IL PAPA E L’AUSTRIA, ALL’ENTRATA IN GUERRA Il ministro bavarese Otto von Ritter, viene ricevuto in udienza il 24 Luglio 1914, l’attentato di Sarajevo è avvenuto il 28/6 e l’Austria sta per dichiarare guerra alla Serbia. Il papa manifesta il timore che il vecchio Francesco Giuseppe tentenni, nel dare, se necessario, una dura lezione alla Serbia, lo smembramento politico dei Balcani significa anche la predominanza del culto serbo- ortodosso su quello cattolico ed il diplomatico sintetizza, in un telegramma, il suo pensiero così: “Il papa approva l’azione vigorosa dell’Austria contro la Serbia e, in caso di guerra contro la Russia, ritiene che le armate, sia Russa che Francese, non siano di livello elevato” GIUSEPPE SARTO GUERRAFONDAIO? Non è certo Von Ritter a rivelare il pensiero e l’intervento del papa, ma “Le journal” francese, nel 1919, quando si devono decidere le sanzioni per i vinti. Serve a screditare la neutralità della chiesa del successore, Benedetto XV, rappresentata a Parigi dal cardinale Pacelli, che intende proporsi come moderatrice, per evitare condizioni troppo dure per gli sconfitti. I vincitori vogliono dimostrare che fu un’aggressione, per aggravare le pene. Se la chiesa era stata dalla parte degli aggressori, non conservava alcuna credibilità come intermediario. E’ lo stesso, ampio, carteggio tra il Vaticano e Ritter, a confermare la veridicità del documento. Naturalmente è molto difficile e complicato contestualizzare tutta questa vicenda, ci prova Jorg Zedler, nella rivista “Nuova storia contemporanea”, mese luglio-agosto 2015”. O MORTO DI CREPACUORE? A noi pare incredibile, ma tutti i capi di stato, prima della guerra, temevano vagamente, ma sottovalutavano praticamente, le reali dimensioni dell’attesa conflagrazione mondiale, soprattutto la durata. Secondo l’autore dell’articolo, Giuseppe Sarto riteneva che fosse possibile un’azione punitiva abilmente chirurgica, limitata alla Serbia, per bloccare l’”infezione”, senza far scoppiare tutta la santabarbara. 2/5 – LA POLITICA CHI ERA GIUSEPPE SARTO? CLICCA QUI
  17. 17. L’INCOMPRENSIBILE NOSTALGIA DEL LOMBARDO VENETO IL BUON GOVERNO DI VENEZIA, DIMENTICATO DAI VENETI Fino a quando i commerci con l’oriente permanevano floridissimi, Venezia ha snobbato la terraferma. I pochi fortunati, come noi, che vissero sotto il suo dominio, beneficiarono del governo più illuminato d’Europa. Poche guerre dentro i suoi confini, con conseguente transito di soldataglia, angherie e saccheggi connessi. L’inquisizione ebbe gli artigli spuntati, gli ebrei il primo rifugio sicuro, con la creazione del ghetto. Per noi della campagna operò il riassetto idrologico, certo per evitare anzitutto l’interramento della laguna. Rese più vivibili vaste zone paludose, valorizzando economicamente i corsi d’acqua con l’irrigazione, i mulini ecc. La nostra campagna è ricca di ville bellissime, spesso erano associate a qualche attività manifatturiera. Senza dubbio furono costruite per il piacere dei veneziani: ma questi investimenti aiutarono a sfamare la moltitudine dei nullatenenti. L’eredità culturale rimane grandissima e, secondo me, noi Veneti la sottovalutiamo molto, per antichi pregiudizi. La millenaria esperienza di governo della Serenissima rifulse nell’azione politica del pontefice PioX. L’IMPERO AUSTRIACO: GRANDE PROTETTORE DELLA RELIGIONE Tale fu percepito, non solo dai vertici della chiesa, ma anche dalla gente. Per loro il parroco era quasi tutto, moltissimo di più di un semplice pastore delle anime; suppliva a molte delle funzioni tipiche dello stato assistenziale moderno. E’ facile immaginare con quale sollievo la popolazione abbia assistito alla fuga dei mangia preti francesi ed all’arrivo degli austriaci. MEZZO SECOLO DI EFFICIENTISSIMA RAPINA FISCALE I nostalgici ignoranti non sanno che l’Austria era in lenta, ma inesorabile, decadenza, a causa di un deficit strutturale crescente ed incontrollabile. La vacca lombardo-veneta, indubbiamente la più prosperosa dell’impero, fu anche particolarmente docile e si fece mungere senza troppe storie. Cosa c’è nella zucca dei nostalgici? Ignoranza, mistificazione o mi sfugge qualcosa di macroscopico?Radetzky 2/6 – LA POLITICA CHI ERA GIUSEPPE SARTO?
  18. 18. 41
  19. 19. 42
  20. 20. 43
  21. 21. 44
  22. 22. 45
  23. 23. 46
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  34. 34. 57
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